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Per un buon inizio di anno scolastico…

Per iniziare bene l’anno scolastico, una riflessione di uno psicologo e teologo, Lello Ponticelli, rivolta in primo luogo alle comunità educative degli adulti. Una riflessione da discutere, da meditare o su cui, se si vuole, scrivere un tema argomentativo! Buon anno scolastico a tutti!

Lello Ponticelli, Ma chi educa gli adulti? (Una crisi da riconoscere), in “Avvenire”, 1 settembre 2019

Chi educa gli adulti? Se si vuole davvero educare gli altri – e un adulto è chiamato a farlo -, bisogna convincersi della necessità di renderci noi stessi adulti sempre più educabili. “Nessuno dà ciò che non ha”, diceva San Tommaso d’Aquino: nessun adulto può educare i più giovani se non prende consapevolezza di essere egli stesso bisognoso di educarsi e di lasciarsi educare. Chiaramente l’educazione di un adulto sarà soprattutto autoeducazione, ma più si avanza nella maturità e più cresce la consapevolezza dei limiti e, perciò, il bisogno di mettersi in una condizione di formazione permanente. Ma allora il quesito diventa: che tipo di consapevolezza noi adulti abbiamo di questa necessità di “formazione permanente”? Ci sono addirittura adulti che si fregiano di essere sempre gli stessi e di non essere per nulla cambiati nella vita, nonostante il passare del tempo e delle esperienze!

Non sembra, questo, un indice di maturità. La domanda “chi educa gli adulti”, o, anche, “chi educa gli educatori”, fa emergere un altro dato: noi siamo molto preoccupati della emergenza del disagio, talvolta anche della devianza, dei nostri ragazzi e dei nostri giovani. E i più recenti fatti di cronaca – dall’uccisione del carabiniere a Roma, alla banda che compiendo furti in discoteca ha provocato la strage di Corinaldo – testimoniano che  si tratta di una preoccupazione fondata.

Tuttavia non siamo altrettanto coscienti che la vera crisi è più profondamente una crisi degli adulti. Non siamo forse noi adulti ad aver perso la bussola? Non siamo noi ad aver assorbito appieno una cultura dove tutto è diventato relativo, instabile, liquido? Perciò non siamo più in grado di proporre mete, ideali, valori, per cui vale veramente la pena impegnarsi, vivere e morire. […] Ma allora il quesito diventa: che tipo di consapevolezza noi adulti abbiamo di questa necessità di “formazione permanente”? Ci sono addirittura adulti che si fregiano di essere sempre gli stessi e di non essere per nulla cambiati nella vita, nonostante il passare del tempo e delle esperienze!

Siamo noi adulti a essere ammaliati da un giovanilismo ridicolo: pur di non accettare di perdere la competizione con il rampantismo dilagante, diventiamo caricatura sgradevole di efficienza e successo a tutti i costi. Non riusciamo a tramandare quello che abbiamo ricevuto, perché non siamo più sicuri che conti davvero e che sia un valore.

[…] Non sarebbe opportuno riscoprire  la forza del dialogo, del confronto e della condivisione all’interno della coppia, tra le coppie, tra educatori? Non sarebbe opportuno dare continuità a questo tipo di esperienza? […] Chi educa gli adulti? Una comunità di adulti che sa mettersi in in discussione per auto-correggersi sarebbe una grande testimonianza educativa  per i giovani e per i ragazzi; sarebbe anche un messaggio di fiducia e di speranza. Cominciando da ciò che rendeva esplicito il grande filosofo e teologo Bernard Lonergan:”Non so, ma posso imparare”.

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