La nascita del Fascismo in Italia (1919-1922): appunti
Sommario
La fine della Prima guerra mondiale
- Alla pace di Parigi del gennaio 1919, l’Italia si presentò tra le nazioni vincitrici (insieme a Francia, Gran Bretagna e Usa). La Germania fu ritenuta unica colpevole della guerra e costretta a cedere Alsazia-Lorena alla Francia, a vedere occupata la Renania e a pagare 130 miliardi di marchi in oro ai vincitori.
- Il presidente americano Wilson non riconobbe quanto GB e Francia avevano promesso all’Italia nel 1915, perché essa entrasse in guerra.
- A Parigi si stabilì che la Dalmazia fosse italiana e che la città di Fiume, abitata da una maggioranza di italiani, diventasse città libera.
- D’Annunzio e i nazionalisti protestarono a gran voce contro il governo liberale guidato da Vittorio Emanuele Orlando e Francesco Nitti per non aver saputo far rispettare il patto di Londra.
- Come protesta di carattere europeo, D’Annunzio e gli arditi occuparono di loro iniziativa Fiume nell’autunno 1919.
La situazione politica in Italia nel primo dopoguerra
- Molti erano i motivi di scontento all’interno della nazione italiana, dopo la vittoria nella Prima guerra mondiale.
- L’industria si era arricchita, durante la guerra, ma solo quella chimica e meccanica, che avevano lavorato per produrre armi. I loro profitti erano stati enormi.
- Le altre industrie e l’agricoltura si trovavano in cattive acque.
- I reduci di guerra si sentivano dimenticati dallo Stato: avevano perso tutto, anche i loro arti, al fronte e, al rientro, non c’era lavoro per loro.
- C’era molta disoccupazione e inflazione. Numerosi anche gli scioperi degli operai che chiedevano l’adeguamento degli stipendi al costo della vita (cresciuto del 30% annuo tra il 1919 e il 1921)
- Gli industriali erano preoccupati per l’aumento degli scioperi e la volontà degli operai di riproporre anche in Italia la Rivoluzione marxista, che dal 1918 aveva preso piede in Russia.
- In Pianura padana, le leghe bianche e rosse (sindacati di ispirazione cattolica e socialista a tutela dei braccianti e degli agricoltori) volevano la divisione equa delle terre (leghe bianche) e la socializzazione dei terreni (leghe rosse).
- Il partito liberale aveva perso molto del suo consenso elettorale, che l’aveva accompagnato sino all’entrata in guerra nel 1915.
- Nel 1919 era nato il partito popolare italiano, fondato da Don Luigi Sturzo. Il partito, di centro, era ispirato da valori cristiani quali la solidarietà sociale e rappresentava gli interessi dei cattolici
- Il partito socialista italiano, a sinistra, stava vivendo una grande stagione: aveva vinto le elezioni del 1919 ma al suo interno era presente una volontà di separazione tra l’ala riformista (i moderati di Turati) e quella rivoluzionaria o massimalista, guidata dai giovani Antonio Gramsci, Amedeo Bordiga e Palmiro Togliatti.
La fondazione dei Fasci di Combattimento
- In questa situazione caotica, nel 1919 Benito Mussolini fondò a Milano i Fasci di combattimento.
- Le loro idee originarie erano molto di sinistra: fine del monopolio delle grandi aziende industriali ed agricole sul mercato, distribuzione delle terre, costituzione di una repubblica, lotta contro i valori della Chiesa cattolica.
- Il movimento politico era costituito, più che da politici, da squadristi e picchiatori che nelle piazze e nei comizi attaccavano, anche fisicamente, i socialisti.
- Tra il 1919 e il 1920 si verificò il cosiddetto Biennio rosso, due anni in cui gli operai bloccarono la produzione industriale occupando le fabbriche.
- Lo stato liberale, secondo gli imprenditori, era debole e non riusciva a tutelarli: essi iniziarono a pagare i fascisti per attaccare operai e socialisti, al fine di liberare le loro fabbriche.
La fine dello stato liberale e l’inizio della dittatura fascista (1921-23)
- Nel 1920 l’Italia firmò con la Jugoslavia il Trattato di Rapallo, con il quale riconosceva Fiume come città libera.
- D’Annunzio e i suoi vennero fatti sloggiare a colpi di cannone dalla marina e dall’esercito italiano nel 1920.
- Poco prima dello scontro a Fiume con i dannunziani, il liberale Giolitti era tornato a ricoprire la carica di capo del governo.
- Giolitti era molto più debole, rispetto al 1914: i liberali avevano perso seguito sul piano politico. L’idea di lasciar sfogare i fascisti nelle piazze per poi portarli in parlamento (stessa politica seguita con Turati nel 1903-4) stavolta fallì.
- La fine del biennio rosso, nel 1920, causò gravi problemi al partito socialista, accusato di aver lasciato perdere l’idea della rivoluzione marxista in cambio di miglioramenti dei salari degli operai.
- Questa polemica indusse i rivoluzionari/massimalisti ad uscire, nel 1921, dal partito socialista. Essi costituirono il Partito Comunista Italiano (scissione avvenuta durante il congresso di Livorno del 1921), che si attestava su posizioni politiche vicine a quelle di Lenin (estrema sinistra).
- Nel 1921, Mussolini capì che, restando un movimento di picchiatori, il fascismo non avrebbe fatto strada in parlamento. Abbandonò il programma iniziale e iniziò una dura lotta contro il socialismo, collocandosi politicamente all’estrema destra.
- Mussolini riuscì, a partire da Cremona e dalle principali città emiliane, a far nascere negli italiani l’idea che i socialisti volevano la rovina dell’Italia
- La forza pubblica, anziché intervenire ad arrestare i picchiatori fascisti, li lasciò fare (ordini dall’alto, Giolitti) per ridimensionare la forza socialista e assorbire i fascisti una volta che avevano distrutto quello che volevano (tesi di Giolitti).
- Con le elezioni del 1921 entrarono in parlamento i primi 35 deputati fascisti: Giolitti voleva calmarne i bollenti spiriti in parlamento.
- Mussolini fece finta di credere a Giolitti e dichiarò di volersi pacificare coi socialisti, facendo finire la stagione delle aggressioni di piazza.
- Era una bugia (cui Giolitti abboccò): nel 1921-22 i fascisti attaccarono dove era loro possibile i socialisti e spezzarono l’unità dei movimenti di sinistra.
- Con la fondazione del Partito Nazionale Fascista, nel 1921, Mussolini indicò la strada da percorrere: entrare in Parlamento come forza primaria, abbattendo le regole dello stato liberale.
- Ciò avvenne il 27 ottobre 1922, con la marcia su Roma: partiti da Napoli, i fascisti non trovarono resistenza da parte dell’esercito e della polizia. Mussolini, non sapendo quale sarebbe stata la reazione del governo liberale (all’epoca guidato dal pinerolese Luigi Facta), attese a Milano gli eventi di Roma.
- VIsta l’assenza di resistenza armata, Mussolini andò a Roma, dove venne ricevuto da Re Vittorio Emanuele III; questi, accettate le dimissioni di Facta e non avendo voluto firmare il decreto dello stato di assedio (che avrebbe permesso a Facta di far sparare sui fascisti in marcia e di arrestarli), gli dette l’incarico di primo ministro. Lo stato liberale aveva firmato la sua condanna a morte.
