I problemi dell’Europa nel 2020
In questo breve saggio, che non contiene frasi o articolazioni di pensiero particolarmente lunghe, vengono elencati agli allievi delle classi quinte alcuni dei problemi fondamentali che, nei prossimi dieci anni, avranno un’importante rilevanza per la vita politica ed economica dell’Europa.
- Nonostante il parlamento europeo di Strasburgo (aperto nel 1979), in Europa manca un soggetto politico che sappia mettere insieme i progetti di identità culturale europea oltre che i sistemi economico e giuridico unico. Chi conosce il nome dei propri rappresentanti al parlamento di Strasburgo? Sovente sono del tutto ignoti.
- Oggi l’Europa è fatta da molti stati dotati di una propria forma di governo. Riuscirà l’Europa a diventare una vera repubblica federale nei prossimi anni?
- I regolamenti monetari, le sanzioni alle infrazioni in agricoltura e in altri ambiti della vita civile creano un enorme distacco nei cittadini europei dal parlamento di Strasburgo: oggi l’Europa sembra trainata solo dal mercato e dalla Banca Centrale Europea e non ha una vera e riconosciuta testa pensante politica (per alcuni essa è infatti uno stato a sé, ovvero la Germania, il paese più forte dell’unione europea).
- I mercati unici europei tendono a non curarsi dei disagi sociali che inevitabilmente si creano tra popolazioni e stili di vita nazionali ancora molto diversi tra loro.
- La crisi mondiale del 2007-2008 ha innescato fortissime tendenze autonomiste in Europa perché, come si è visto soprattutto nei casi di Grecia, Portogallo e Irlanda, la permanenza nell’Unione europea è costata a questi paesi molte restrizioni dovute al rigore con cui venivano concessi i prestiti per risanare i loro conti pubblici (taglio dei servizi al cittadino, diminuzione del potere di acquisto, perdita di posti di lavoro).
- L’euro, come moneta unica, non è diretto da un centro di decisione comune continentale, a parte la Banca Centrale Europea. Se non c’è un forte potere politico a guidarla, la moneta può essere facilmente attaccata dagli speculatori finanziari. Se ciò avviene, a che cosa serve la moneta unica?
- Il populismo o le tendenze sovraniste oggi presenti in ogni stato europeo sfruttano proprio questa debolezza, a livello politico e a livello burocratico-tecnico, difendendo gli interessi economici e sociali della massa contro quelli dell’èlite dei finanzieri.
- Oggi la politica europea difende la moneta unica, mettendo in secondo piano la sovranità popolare. Tutti se ne sono accorti con il Fiscal Compact, l’accordo del 2012 che prescrive che il debito pubblico di ogni stato europeo non debba superare il 3% del suo prodotto interno lordo annuo. Il caso della Grecia, nel 2010, è significativo: qui al popolo sono stati imposti tagli, rinunce ai diritti e sacrifici solo nell’ottica del risanamento del bilancio statale, non di una vera ripresa economica.
- Quando i paesi dell’est europeo, dopo la caduta del muro, hanno iniziato a bussare alla porta dell’Europa, Bruxelles e Strasburgo hanno risposto loro di entrare. Ciò che però interessava all’Unione europea era l’allargamento del mercato continentale, non l’inclusione in una sfera politica unitaria di questi paesi.
- L’accordo di Visegrad (1991, rinnovo: 2005) ha stabilito che, per supportare la crescita dei più ricchi paesi post comunisti (Slovacchia, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria) era possibile condividere un fondo di coesione economica. Questo ha reso, dal 2006, quest’area geografica la zona in maggior crescita economica d’Europa (ancora oggi, ognuno dei quattro paesi migliora ogni anno il suo PIL attorno al 3%): da qui la contrapposizione con Bruxelles a livello giuridico e solidaristico, con il rifiuto dei migranti e l’adozione di forme di governo distanti da quelle europee (si veda la “democrazia illiberale” praticata dal 2010 dal primo ministro ungherese Viktor Orban).

Bella analisi. In effetti tutte queste considerazioni sono da prendere in esame in modo più o meno consapevole. Comunque sono passate, e passano tutte sulla nostra testa.
Io sono sempre stato un europeista convinto. Se penso a quando avevo 16 anni, come in una nuova pubblicità, vedo un tizio un po’ imbranato ma contento di essere “europeo” che muoveva i primi passi in questo nuovo continente.
Oggi sono un po’ confuso. Mi sembra che l’Europa sia solo una questione economica, non vedo niente che unisca i popoli, anzi sembra che ognuno guardi troppo intensamente solo ai propri interessi.
Quindi quando dovrò mettere il mio segno sulla scheda sarà un momento critico per le mie convinzioni.
Bravo Paolo, come al solito dai sempre ottimi spunti di riflessione.
Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano i tuoi studenti. Perché non commentano?