Ad una bimba che non può più ascoltare (23 febbraio 2017)

Fosti un esiguo fagiuolo
nel ricettacolo del cosmo.
Galleggiasti inconsapevole
nelle acque della tua fonte.
Ma si accese la luce:
che letizia per chi attendeva.
Pupe e orsetti
avesti alla tua corte.
Poi matite colorate, amici,
feste e palloncini,
finché ieri non fu di nuovo buio.
Ed è in quella oscurità
che soccombe la ragione,
leva gli occhi verso il kantiano cielo “sopra di me”,
ultima spiaggia metafisica dell’umana progenie.
Chiede inconsolabilmente: Perché?
Sei la leopardiana Matrigna
o l’evangelico Padre che accoglie?
E sente l’impeto di lasciare andare,
di rifiutare la sfibrante ricerca di senso
dei riti quotidiani,
mentre il caos dell’assurdo
divora l’ordine umano.
