email-subscribers domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/fiispreq/public_html/comprever/wp-includes/functions.php on line 6121post-views-counter domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/fiispreq/public_html/comprever/wp-includes/functions.php on line 6121Vogliamo provare ad esercitarci a pensare a quanto ci capita attorno? Vogliamo tentare di argomentare un pensiero, di spiegare il motivo di un nostro modo di vedere? Per farlo, possiamo utilizzare, da soli o tutti insieme, i seguenti brani di letteratura e saggistica contemporanea e poi provare a rispondere, per iscritto, alle domande collegate a ciascuno di essi.<\/p>\n\n\n\n
Febbre<\/em> di Jonathan Bazzi (2019)<\/p>\n\n\n\n No, mamma, non ci voglio andare. Non voglio pi\u00f9 andare a scuola. Non voglio pi\u00f9 parlare davanti agli altri, leggere, espormi, sopportare l\u2019ansia e la paura ogni mattina. I tentativi che ho fatto finora hanno lasciato il posto a un nuovo rifiuto. Mai. Pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n Voglio andare in una scuola pratica, manuale. Nessuna parola, niente che abbia a che fare con la teoria. Mi piace tantissimo studiare ma non importa, ne far\u00f2 a meno. Rinuncer\u00f2 ai libri se il mondo poi vuole per forza farmeli declamare davanti a tutti. Quello che decido dev\u2019essere: \u00e8 pi\u00f9 importante trovare qualcosa che non mi faccia male. Una scuola in cui si stia zitti.<\/p>\n\n\n\n Che cosa sono, cosa voglio essere? Sar\u00f2 quello che posso, faccio finta che non sia la rinuncia pi\u00f9 grande. Certo, sfoglio, guardo su internet.<\/p>\n\n\n\n Domande di comprensione del testo:<\/p>\n\n\n\n Topografia della memoria<\/em> di Martin Pollack (2020)<\/p>\n\n\n\n La prima lezione polacca la ricevetti da bambino, avevo cinque o sei anni allora e abitavo a Linz, il capoluogo dell\u2019Alta Austria, in una zona che prima della distruzione causata dalla guerra si era chiamata Villenviertel e che anni dopo si sarebbe di nuovo chiamata cos\u00ec. Nell\u2019epoca di cui si parla qui, tra la fine degli anni Quaranta e l\u2019inizio degli anni Cinquanta, non era rimasto molto della solida agiatezza borghese: numerose case erano ridotte in macerie, i giardini desolati, le strade piene di buche, le persone impoverite. In linea con questa immagine di miseria c\u2019era il fatto che non lontano dalla casa dei miei genitori, in una grande villa danneggiata dalle bombe, alloggiavano dei profughi [\u2026] Pi\u00f9 tardi venni a sapere che erano famiglie tedesche fuggite o che erano state espulse dalla Slesia, ma noi li chiamavamo, generalizzando e in modo dispregiativo, polacchi, perch\u00e9 arrivavano da quelle parti.<\/p>\n\n\n\n Polacchi, in questo termine che sentii allora per la prima volta sembrava esserci qualcosa di misero e pietoso perfino per le orecchie di un bambino, qualcosa di ancor pi\u00f9 misero e pietoso del nostro mondo, che gi\u00e0 allora era pietoso abbastanza. C\u2019erano alcune famiglie stipate nella casa pericolante, soprattutto donne e bambini, uomini adulti non ne ricordo, forse erano caduti o erano stati fatti prigionieri. I polacchi, cos\u00ec era stato deciso dai bambini della nostra via, meritavano il nostro disprezzo e il nostro scherno. Perch\u00e9 la pensassimo in quel modo, oggi non lo so dire, era cos\u00ec e basta. Ci sentivamo superiori ai profughi, bench\u00e9 in quegli stessi anni patissimo anche noi privazioni e fossimo vestiti male. Ma noi eravamo a casa, venivamo di l\u00e0, mentre loro arrivavano da fuori, erano stranieri indesiderati che parlavano un dialetto sconosciuto che a noi appariva ridicolo. Beh, polacchi. Questo era per noi un motivo sufficiente per schernirli ed emarginarli.<\/p>\n\n\n\n Non ricordo che i vicini tanto disprezzati ci avessero in qualche modo infastidito o importunato: erano persone tranquille e per bene, e presumibilmente contente, dopo i disordini della guerra e della fuga, di aver trovato di nuovo un terreno abbastanza sicuro e un tetto sicuro sopra la testa. Ma questo non ci interessava: \u00e8 risaputo che i bambini sanno essere crudeli e ingiusti, e noi canzonavamo e schernivamo quei vicini che erano stati cacciati dalla loro terra [\u2026] non appena li vedevamo e, a distanza di sicurezza, gli urlavamo contro epiteti e rime offensive. Per qualche motivo, una di queste rime mi \u00e8 rimasta nella memoria, forse perch\u00e9 era cos\u00ec assurda: I polacchi ci hanno rubato i sacchi!<\/p>\n\n\n\n Per quale motivo i polacchi, che in realt\u00e0 erano migranti di origine tedesca o profughi, avrebbero dovuto rubare proprio i nostri sacchi, non so dirlo, so soltanto che alcuni di loro, soprattutto le donne, erano visibilmente offesi per quella rima urlata oltre il recinto. Avevamo in serbo anche altri epiteti per quella povera gente, polacchi era uno dei pi\u00f9 innocui, ma li cito qui perch\u00e9 nel mio caso non erano soltanto segno di maleducazione, ma anche di notevole stupidit\u00e0. In fondo, io mi chiamo Pollack. Naturalmente questo non poteva trattenermi dal chiamare gli altri nello stesso modo con l\u2019intenzione di ferirli. Se oggi ripenso a questo episodio, divento rosso di vergogna.[\u2026] Come si fa, se ci si chiama Pollack, a dare del polacco a qualcuno? A tal proposito, a volte mi domando come sia possibile che i bambini reagiscano cos\u00ec di fronte a sconosciuti, ad altre persone. Dove lo imparano, a casa o per strada, dagli adulti o dagli altri bambini? Perch\u00e9 queste immagini ostili vengono trasmesse di generazione in generazione?<\/p>\n\n\n\n Domande di comprensione del testo:<\/p>\n\n\n\n Il filo infinito<\/em> di Paolo Rumiz (2020)<\/p>\n\n\n\n Tempesta di neve in Appennino. Circolazione ferroviaria in tilt. Verso le tre del pomeriggio arrivo alla stazione di Bologna per prendere un treno per Milano e vedo la paralisi di un\u2019intera nazione. Nell\u2019antro dell\u2019alta velocit\u00e0, i treni sono in ritardo di tre, quattrocento minuti. [\u2026] Le scale mobili sono prese d\u2019assalto. Fiumane salgono e scendono nelle Malebolge del trasporto veloce. Impossibile sedersi, alcune donne anziane piangono. Fuori fa freddo, la sala d\u2019aspetto \u00e8 strapiena. Eppure, nonostante il frenetico andirivieni, nella pancia della stazione regna un\u2019impressionante assenza di voci umane. Tutti sono chini sullo smartphone, chiusi in una bolla, e ciascuno cerca separatamente vie d\u2019uscita alternative. Il web \u00e8 un sedativo perfetto. Chi digita non protesta. Confina la rabbia su Facebook o Twitter. Continuer\u00e0 a rifugiarsi in una realt\u00e0 parallela. E\u2019 allora che, in uno dei corridoi sotto i binari della stazione di superficie, registro la visione surreale di due poliziotti e due soldati in mimetica che, anzich\u00e9 soccorrere i naufraghi dei Freccia Rossa, attorniano in armi uno straniero di pelle scura che sta cercando affannato nella giacca documenti di cui verosimilmente \u00e8 privo. Passano dei ragazzi con lo zaino, alcuni deridono il \u201cclandestino\u201d, ma la forza pubblica non reagisce. Una signora anziana interviene: \u201cMa perch\u00e9 ve la prendete coi poveracci, con tanti ladri in circolazione?\u201d. Nemmeno allora gli uomini in uniforme danno cenno di reazione. La situazione \u00e8 esemplare. Mai mi \u00e8 apparsa pi\u00f9 chiara la funzione del capro espiatorio. In assenza di soluzioni alla crisi, l\u2019autorit\u00e0 punisce l\u2019alieno, indicandolo come obiettivo della rabbia della gente. Un depistaggio magistrale. [\u2026] Dove sono tutti gli altri problemi? I ponti crollano, il Paese si intasa di cemento inutile, va in crisi per una nevicata e lascia alle ortiche le sue montagne per un terremoto mentre la barbarie galoppa sul web, le storie degli onesti sono derise o oscurate dai giornali e i portatori di idee nuove vengono massacrati dai mediocri [\u2026] L\u2019ignoranza dilaga insieme al rancore e all\u2019impazienza, stimati capifamiglia picchiano gli insegnanti dei figli per un brutto voto e ogni tipo di autorit\u00e0 viene ripudiato dalle orde assatanate di Facebook. Ma lo Stato, anzich\u00e9 interrogarsi, cerca colpevoli, mette in croce il forestiero.<\/p>\n\n\n\n Domande di comprensione del testo:<\/p>\n\n\n\n <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":" Vogliamo provare ad esercitarci a pensare a quanto ci capita attorno? Vogliamo tentare di argomentare un pensiero, di spiegare il motivo di un nostro modo di vedere? 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