email-subscribers domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/fiispreq/public_html/comprever/wp-includes/functions.php on line 6121post-views-counter domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/fiispreq/public_html/comprever/wp-includes/functions.php on line 6121Dopo la gelida accoglienza che il pubblico italiano riserv\u00f2 a Se questo \u00e8 un uomo<\/a><\/em>, volume che Primo Levi <\/a>aveva pubblicato nel 1947, il chimico e scrittore torinese non scrisse pi\u00f9 per diversi anni. Solo una nuova, fortunata riedizione di questo testo, apparsa nel 1957 per Einaudi, lo rese famoso.<\/p>\n\n\n\n A seguire uscirono \u2013 per citare i pi\u00f9 noti libri di Primo Levi – La tregua<\/em> nel 1963 (il racconto dell\u2019avventuroso viaggio di ritorno di Levi in Italia<\/a>, dopo la detenzione nel campo di sterminio di Auschwitz), Il sistema periodico<\/em>, La chiave a stella<\/em>, Se non ora, quando?, <\/em>tutti tra gli anni ’70 e ’80 del XX secolo.<\/p>\n\n\n\n Il testo per\u00f2 pi\u00f9 ricco di implicazioni filosofiche e dotato di grande originalit\u00e0 \u00e8 sicuramente I sommersi e i salvati <\/em> (pubblicato nel 1986). In questo libro Levi, sin dal titolo, si interroga su ci\u00f2 che egli stesso, dopo l\u2019esperienza nel campo di concentramento, \u00e8 diventato, insieme ai suoi compagni di detenzione. Salvato, come altri, egli \u00e8 tornato ad una vita quasi normale, ad una routine lavorativa che lo ha portato ad una bella carriera professionale, in uno stabilimento chimico di Settimo Torinese.<\/p>\n\n\n\n Ma si pu\u00f2 considerare un testimone, solo per aver vissuto quella terribile esperienza? Levi risponde di no. E\u2019 una risposta inattesa, che suscita molte critiche, gi\u00e0 anticipata nel testo Se questo \u00e8 un uomo<\/a><\/em>. Ma Levi argomenta il suo pensiero: lui si \u00e8 salvato e, come tale, ha dimostrato di essere peggiore di chi invece \u00e8 stato sommerso dall\u2019ondata di odio dei nazisti. Lui, come altri sopravvissuti, per abilit\u00e0 personale o per semplice fortuna, non ha toccato il fondo. Chi \u00e8 rimasto in vita si sente in dovere di ricordare agli altri quello che ha vissuto. Ma parla anche per conto di quelli che sono morti, ovvero i sommersi. Secondo Levi, costoro non avrebbero parlato: dato che sono stati cancellati dalla vita, non avrebbero mai detto nulla a nessuno perch\u00e9 la loro morte interiore era precedente a quella del corpo.<\/p>\n\n\n\n Inoltre, con il passare del tempo, \u201cL\u2019esperienza di cui siamo portatori noi superstiti dei Lager nazisti \u00e8 estranea alle nuove generazioni dell\u2019Occidente, e sempre pi\u00f9 estranea si va facendo man mano che passano gli anni\u201d.<\/p>\n\n\n\n Levi si rende conto che \u00e8 indispensabile raccontare per evitare che tali esperienze brutali si ripropongano, ritornino nella storia futura. Ma sa anche che \u201cla memoria umana \u00e8 uno strumento meraviglioso ma fallace [non sempre veritiero]. E\u2019 questa una verit\u00e0 logora, nota non solo agli psicologi ma anche a chiunque abbia posto attenzione al comportamento di chi lo circonda o anche solo al suo comportamento. I ricordi che giacciono in noi non sono incisi sulla pietra; non solo tendono a cancellarsi con gli anni, ma spesso si modificano, o addirittura si accrescono, incorporando lineamenti estranei. Lo sanno bene i magistrati: non avviene quasi mai che due testimoni oculari dello stesso fatto lo descrivano allo stesso modo e con le stesse parole, anche se il fatto \u00e8 recente, e se nessuno dei due ha un interesse personale a deformarlo.\u201d<\/p>\n\n\n\n Chi vuole cercare di rimuovere dalla sua memoria un ricordo brutto o scomodo, a maggior ragione, o lo rimuove o lo sopprime (come hanno cercato di fare i criminali di guerra nazisti). Ma lo stesso fanno i deportati che sono tornati a casa.<\/p>\n\n\n\n Che cosa si comprende allora di quanto si \u00e8 vissuto, nonostante si tratti di un fatto tremendo come la deportazione? Nel capitolo La zona grigia<\/em>, uno dei pi\u00f9 interessanti e originali del volume I sommersi e i salvati<\/em>, Primo Levi scrive che \u201ccomprendere coincide con semplificare\u201d. In una storia, anche semplice, siamo portati a dividerci in partiti, \u201cnoi\u201d e \u201cloro\u201d (vedi la popolarit\u00e0 del gioco del calcio). Chi parla di Lager vorrebbe dividere chi faceva parte dell\u2019idea di \u201cBene\u201d e chi invece faceva parte dell\u2019idea di \u201cMale\u201d (vedi qui la mappa di Auschwitz Birkenau<\/a>).<\/p>\n\n\n\n