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{"id":55539,"date":"2020-05-04T09:00:04","date_gmt":"2020-05-04T07:00:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.prever.edu.it\/comprever\/?p=55539"},"modified":"2020-07-01T10:24:45","modified_gmt":"2020-07-01T08:24:45","slug":"le-poesie-di-ungaretti-ne-il-porto-sepolto-1916","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/preverprova.it\/comprever\/le-poesie-di-ungaretti-ne-il-porto-sepolto-1916\/","title":{"rendered":"Le poesie di Ungaretti ne “Il porto sepolto” (1916)"},"content":{"rendered":"\n

Giuseppe Ungaretti, nato nel 1888 e morto nel 1970, fu un autore molto sfaccettato, cambiando sovente idea, dal punto di vista politico (fu fascista ma conserv\u00f2 il opsto all’Universit\u00e0 di Roma nel 1945) e religioso (dapprima ateo e poi convertito al cristianesimo.<\/p>\n\n\n\n

Ascolta la sua vita e l’introduzione alle sue opere poetiche principali cliccando qui<\/a>.<\/p>\n\n\n\n

La prima raccolta di poesie di Ungaretti, Il porto sepolto, <\/em>risale al 1916, quando il poeta era sul fronte di guerra sul Carso, in Friuli, come volontario. Partito da ideali simili a quelli del Futurismo, Ungaretti, non appena conosce la realt\u00e0 di morte e devastazione della Prima guerra mondiale (che l\u2019Italia sta combattendo contro l\u2019Impero Austro-Ungarico), cambia totalmente il suo modo di intendere la vita e la scrittura. Questa raccolta verr\u00e0 poi in seguito modificata ed ampliata, quanto al numero di poesie, e acquisir\u00e0 i titoli di Allegria di naufr\u00e0gi<\/em> (1919) e poi di L\u2019allegria<\/em> (1931).<\/p>\n\n\n\n

Poco pi\u00f9 che trentenne, Ungaretti ha una forte fame di vita pura, quella che ha letto e apprezzato in Baudelaire e nei Simbolisti, ma \u00e8 anche capace di un acuto sguardo psicologico sui momenti \u201cultimi\u201d, sugli istanti finali di una giovane vita, come quella dei soldati che muoiono tra le trincee. Momenti che racconta con uno stile molto rarefatto e una concisione estrema, senza giri di parole.<\/p>\n\n\n\n

Davanti ad un\u2019esperienza che ogni giorno pu\u00f2 avverarsi, la morte, Ungaretti si concentra, sia a livello umano sia a livello lessicale, su ci\u00f2 che \u00e8 essenziale. Egli utilizza versi brevi o brevissimi, ricchi di non detto, di simbolismi, di analogie e di accostamenti tra idee apparentemente lontane e distinte: tocca al lettore ricomporne il cui significato. Il verso non prevede rime, solo spazi bianchi; \u00e8 il trionfo del verso libero. E\u2019 una ricerca che parte da lontano, dall\u2019interiorit\u00e0 che vuole emergere, pura, senza fronzoli, diretta.<\/p>\n\n\n\n

Nelle poesie, molti sono i participi passati (\u201cbuttato, digrignata, straziato\u201d in San Martino del Carso<\/em>): Ungaretti li utilizza per dare un senso di gi\u00e0 compiuto, di gi\u00e0 verificato ai pensieri che scrive. Le parole sono trattate come entit\u00e0 singole, depurate da legami logici (qui si vede molto la lezione de I fiori del male<\/em> di Baudelaire).<\/p>\n\n\n\n

Cliccando qui potrai ascoltare<\/a> la spiegazione delle seguenti poesie. <\/p>\n\n\n\n

Il porto sepolto<\/em><\/p>\n\n\n\n

All\u2019interno di questa brevissima poesia, che d\u00e0 il titolo alla raccolta del 1916, scritta e pubblicata in soli 80 esemplari durante la Prima guerra mondiale, Ungaretti chiarisce che cosa sia, per lui, il mestiere del poeta.<\/p>\n\n\n\n

Il poeta \u00e8 un palombaro, un sub, una persona che, a differenza degli altri, scende dentro se stesso, dentro un essere che, prima di nascere, era immerso nell\u2019acqua del ventre materno. Qui, in fondo al mare (l\u2019occasione reale da cui nasce la poesia \u00e8 la presenza, sotto il mare di Alessandria d\u2019Egitto, citt\u00e0 in cui \u00e8 nato, di un antico porto sepolto dal mar Mediterraneo), il poeta si immerge; qui trova la sua ispirazione, i suoi canti. Una volta che li ha visti, li raccoglie e riemerge, pronto a disperderli, a renderli noti a tutti, nel mondo. E\u2019 una conoscenza altissima, ma personale, non divina, non assoluta (quindi lontana dall\u2019idea di Superuomo).<\/p>\n\n\n\n

Il poeta non pu\u00f2 fare altro che simboleggiare il grande cantore dell\u2019antichit\u00e0 mitologica: \u00e8 un Orfeo che scende negli inferi e poi porta con s\u00e9 quello che pu\u00f2. Un messaggio incompleto, di cui non gli resta altro, dopo averlo pronunciato, che un nulla, che rimanda all\u2019inesauribile segreto che \u00e8 nascosto sott\u2019acqua, ovvero dentro di noi (le poesie sono a p. 648-662 dell\u2019antologia).<\/p>\n\n\n\n

San Martino del Carso<\/em><\/p>\n\n\n\n

La poesia, una delle pi\u00f9 note de Il porto sepolto<\/em>, \u00e8 stata scritta passando all\u2019interno di un paese friulano, San Martino del Carso appunto, completamente distrutto dalle bombe austriache. Il senso di stanchezza, di svuotamento e di devastazione prodotto nel poeta danno luogo ad un\u2019opera molto intensa, molto essenziale, fondata sull\u2019analogia tra cuore dell\u2019uomo e paese distrutto.<\/p>\n\n\n\n

Delle case di San Martino del Carso non \u00e8 rimasto in piedi che qualche pezzo di muro. Delle tante persone che scrivevano al poeta non \u00e8 rimasto in vita neppure ci\u00f2 che si vede a San Martino del Carso (ovvero le poche mura sbrecciate): sono tutti morti.<\/p>\n\n\n\n

Il poeta, come persona che sa scendere dentro di s\u00e9 e trovare l\u2019essenza delle cose, custodisce nel suo cuore ogni croce, ogni simbolo di morte.<\/p>\n\n\n\n

Perch\u00e9 \u00e8 il cuore del poeta il vero paese di San Martino del Carso (ovvero: il cuore di Ungaretti \u00e8 il posto che, a confronto del paese bombardato, conosce lo strazio peggiore).<\/p>\n\n\n\n

I fiumi<\/em><\/p>\n\n\n\n

La poesia \u00e8 stata scritta subito dopo il Ferragosto del 1916, in piena zona di guerra. E\u2019 un momento di pace, un momento sospeso. Ungaretti sta facendo il bagno in una dolina (un\u2019insenatura del fiume Isonzo, in Friuli). In lui, mentre si abbandona nell\u2019acqua (che simboleggia forse la stessa acqua del ventre materno di cui abbiamo visto in Il porto sepolto<\/em>), c\u2019\u00e8 la tristezza degli artisti di un circo che hanno appena chiuso uno spettacolo. Il poeta si rilassa e guarda il cielo.<\/p>\n\n\n\n

In quest\u2019acqua in cui si distende, il uso corpo ha il valore di una reliquia, \u00e8 una pietra preziosa.<\/p>\n\n\n\n

In seguito, il poeta si \u00e8 alzato e, come un acrobata del circo della vita, si \u00e8 messo di fianco ai suoi sporchi vestiti, usati in combattimento. Come un beduino del deserto (ricordate che egli \u00e8 nato ad Alessandria d\u2019Egitto), si \u00e8 messo a prendere il sole.<\/p>\n\n\n\n

Analogicamente, l\u00ec nasce una riflessione sulle acque che lo hanno accompagnato nel suo percorso biografico, come se i fiumi della sua vita fossero state le sue fonti di nutrimento spirituale e fisico. Nel fiume Isonzo, dove si combatte, Ungaretti ha capito di essere una docile fibra dell\u2019universo: una vita umana \u00e8 infatti uno dei miliardi di fili che completa il grande tappeto dell\u2019esistenza.<\/p>\n\n\n\n

Il poeta sta male quando non \u00e8 in armonia con il cosmo, con l\u2019universo. Per\u00f2 le mani dei fiumi, che lo bagnano, lo fanno sentire a posto, in pace con tutto.<\/p>\n\n\n\n

Stando l\u00ec, gli vengono alla mente anche gli altri fiumi della sua esistenza: il Serchio, fiume di Lucca da cui \u00e8 nato e da cui proviene la sua famiglia; il Nilo egiziano, dove \u00e8 nato e cresciuto, dove ha provato l\u2019inconsapevolezza tipica dell\u2019adolescenza; la Senna, il fiume della giovinezza (aveva infatti studiato a Parigi): nelle sue acque torbide, specchiandosi, si \u00e8 riconosciuto ed \u00e8 diventato l\u2019adulto che ora \u00e8. Tutti i fiumi della vita di Ungaretti sono racchiusi nell\u2019Isonzo.<\/p>\n\n\n\n

Nelle loro acque, Ungaretti rievoca la propria vita, ora che c\u2019\u00e8 la guerra e tutto gli appare oscuro, triste, mortifero.<\/p>\n\n\n\n

Veglia<\/em><\/p>\n\n\n\n

Poesia notissima, che rievoca una notte fuori dalla trincea, nell\u2019impossibilit\u00e0 di muoversi a causa del fuoco delle mitragliatrici austriache, con un cadavere accanto, morto dopo aver provato un grande dolore fisico. E\u2019 il trionfo dei participi passati: il poeta era buttato<\/em> per terra, accanto ad un compagno di lotta massacrato<\/em>, che aveva la bocca digrignata<\/em> (stretta in un riso quasi estremo  a causa del dolore che aveva patito), rivolta alla luna, con il colore bluastro delle mani, dovuto alla morte. Questa congestione, la fine dell\u2019esistenza \u00e8 entrata nel cuore del poeta che, in compagnia della morte, della morte dolorosa, ha scritto nella sua mente lettere ricche dell\u2019antidoto pi\u00f9 forte all\u2019odio: l\u2019amore.<\/p>\n\n\n\n

E\u2019 l\u2019amore che ci lega alla vita, quando si misura, a due passi, che cosa \u00e8 la morte.<\/p>\n\n\n\n

Soldati<\/em> e Mattina<\/em>.<\/p>\n\n\n\n

Sono due poesie in cui si riflette, nella prima, sul nulla della vita umana, che ora c\u2019\u00e8 e subito dopo \u00e8 spazzata via dalla guerra (l\u2019autunno del testo), nella seconda, su quanto, al risveglio, tutto sappia di eterno, di immenso. Solo venendo rischiarati da un raggio di sole, che per\u00f2 pu\u00f2 durare pochissimo, sino al prossimo ordine di attacco contro i nemici (che tutto pu\u00f2 spazzare via).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

Giuseppe Ungaretti, nato nel 1888 e morto nel 1970, fu un autore molto sfaccettato, cambiando sovente idea, dal punto di vista politico (fu fascista ma conserv\u00f2 il opsto all’Universit\u00e0 di Roma nel 1945) e religioso (dapprima ateo e poi convertito al cristianesimo. Ascolta la sua vita e l’introduzione alle sue opere poetiche principali cliccando qui….<\/p>\n","protected":false},"author":85,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_bbp_topic_count":0,"_bbp_reply_count":0,"_bbp_total_topic_count":0,"_bbp_total_reply_count":0,"_bbp_voice_count":0,"_bbp_anonymous_reply_count":0,"_bbp_topic_count_hidden":0,"_bbp_reply_count_hidden":0,"_bbp_forum_subforum_count":0,"_kad_post_transparent":"","_kad_post_title":"","_kad_post_layout":"","_kad_post_sidebar_id":"","_kad_post_content_style":"","_kad_post_vertical_padding":"","_kad_post_feature":"","_kad_post_feature_position":"","_kad_post_header":false,"_kad_post_footer":false,"_kad_post_classname":"","footnotes":""},"categories":[1320,236],"tags":[],"class_list":["post-55539","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-assaggio","category-community"],"post_mailing_queue_ids":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/preverprova.it\/comprever\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/55539","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/preverprova.it\/comprever\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/preverprova.it\/comprever\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/preverprova.it\/comprever\/wp-json\/wp\/v2\/users\/85"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/preverprova.it\/comprever\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=55539"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/preverprova.it\/comprever\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/55539\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/preverprova.it\/comprever\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=55539"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/preverprova.it\/comprever\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=55539"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/preverprova.it\/comprever\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=55539"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}