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{"id":55436,"date":"2020-04-17T00:19:05","date_gmt":"2020-04-16T22:19:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.prever.edu.it\/comprever\/?p=55436"},"modified":"2020-04-17T00:19:07","modified_gmt":"2020-04-16T22:19:07","slug":"2-luigi-pirandello-i-romanzi-della-maturita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/preverprova.it\/comprever\/2-luigi-pirandello-i-romanzi-della-maturita\/","title":{"rendered":"2-Luigi Pirandello. I romanzi della maturit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n

Pirandello, dopo aver compilato Il fu Mattia Pascal<\/em> nel 1904, fece conoscere alla letteratura italiana un libro che contiene un eccesso di ragionamento, un\u2019idea di prigionia (che Mattia sconta non potendosi davvero trasformare in Adriano Meis) che condanna le persone ad una vita tra cimitero (quello in cui si conclude l\u2019esistenza) e biblioteche (quelle in cui si chiudono i libri). Dopo aver ottenuto la fama con questo testo, egli prosegue nella sua carriera letteraria, con diversi romanzi su soggetti diversi.<\/p>\n\n\n\n

Negli anni successivi a questo romanzo, che diviene sin da subito un classico letterario, Pirandello compila ancora nel 1911 I vecchi e i giovani<\/em>. Si tratta di un affresco dedicato alla Sicilia post 1870. Qui egli parla dei Fasci dei lavoratori siciliani, che chiedono migliorie del tenore di vita e dello stato sociale ma vengono delusi dal parlamento di Roma (chi ricorda il potere di Francesco Crispi?), che agisce in nome delle clientele dei latifondisti, che vogliono mantenere stabile l\u2019ordine sociale e continuare a vivere secondo la tradizione che li vede dominatori della Sicilia. Qui l\u2019umorismo si nota dai dialoghi, infarciti di luoghi comuni. Ci\u00f2 che \u00e8 un luogo comune, non \u00e8 discusso, non \u00e8 discutibile. D\u00e0 certezze. L\u2019unico modo per mettere alla berlina questo modo di pensare \u00e8 far crollare il senso di queste parole, renderle inutili e prive di senso effettivo. Sar\u00e0 lo stesso meccanismo narrativo che, quasi cinquant\u2019anni dopo, guider\u00e0 Giuseppe Tomasi di Lampedusa nella scrittura del romanzo Il gattopardo<\/a><\/em> (1958): un libro che vuole passare al lettore questo concetto: \u201caffinch\u00e9 tutto rimanga com\u2019\u00e8, bisogna che tutto cambi\u201d. Di nuovo la tipica ironia della grande letteratura siciliana (che avr\u00e0 due altri prosecutori: Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri, autore de Il commissario Montalbano<\/a><\/em>).<\/p>\n\n\n\n

A seguire, il romanzo successivo di Pirandello, sar\u00e0 un omaggio a Grazia Deledda, narratrice sarda e premio Nobel per la Letteratura: Suo marito<\/em>. E\u2019 l\u2019unico romanzo pirandelliano ambientato all\u2019interno dei salotti intellettuali della capitale. Si parla di una donna, resa autrice da suo marito. Ella, dopo aver messo al mondo un figlio, uno scherzo di natura, metter\u00e0 al mondo molti romanzi di grande spessore. Torna di nuovo il tema dell\u2019arte che sovrasta la Natura (e che rende quest\u2019opera piuttosto affine ai romanzi di D\u2019Annunzio quali Il Piacere, Il fuoco, Forse che s\u00ec forse che no<\/em>).<\/p>\n\n\n\n

Penultimo romanzo, che precede il capolavoro finale di Pirandello, \u00e8 Quaderni di Serafino Gubbio operatore<\/em>, iniziato nel 1915 e portato a termine, dopo una grande revisione, nel 1925. Il protagonista, Serafino, \u00e8 operatore di macchina da presa. Lavora dietro uno strumento che riprende il mondo per quello che \u00e8, sia nella finzione sia nella realt\u00e0. Ad un certo punto, durante un film, una tigre sbrana il protagonista che, invece di sparare all\u2019animale, sparer\u00e0 alla protagonista femminile e l\u2019uccider\u00e0. Qui la finzione diviene realt\u00e0, ma la visione di questa trasformazione colpisce Serafino al punto da togliergli la parola. In quest\u2019opera Pirandello discute il rapporto uomo-macchina, capovolgendo le parole dei futuristi: se l\u2019uomo sar\u00e0 sostituito dalla macchina, produrr\u00e0 prodotti senz\u2019anima, stupidi, tutti uguali. La macchina infatti non risolve i problemi interiori dell\u2019uomo, solo quelli esteriori. E crea confusione tra realt\u00e0 e verosimiglianza.<\/p>\n\n\n\n

Uno, nessuno e centomila <\/em>(1926) \u00e8 invece il romanzo cardine del Pirandello maturo. Vitangelo Moscarda (notare il nome: la vita di un angelo, un ossimoro) \u00e8 figlio di una importante famiglia di costruttori edili. Nota per caso un\u2019imperfezione sul suo naso. E allora si chiede: io non l\u2019ho mai notata? No. Gli altri, l\u2019hanno notata? S\u00ec. Io allora mi vedevo diverso (col naso dritto) rispetto agli altri (che mi hanno sempre visto col naso storto). Dunque chi sono, io Vitangelo? Quello che pensavo di essere o quello che gli altri vedevano? I due Vitangelo non sono la stessa cosa. Dunque, \u201cLa realt\u00e0, io dico, siamo noi che ce la creiamo: ed \u00e8 indispensabile che sia cos\u00ec. Ma guai a fermarsi in una sola realt\u00e0: essa si finisce per soffocare, per atrofizzarsi, per morire. Bisogna invece variarla, mutarla continuamente, continuamente mutare e variare la nostra illusione\u201d. Egli inizia a non riconoscersi pi\u00f9 e a regalare appartamenti, separandosi progressivamente dalla moglie e dagli amici, che non lo riconoscono pi\u00f9 per quello che era. E allora la domanda \u201ctu chi sei\u201d? avr\u00e0 un\u2019unica risposta: uno, nessuno e centomila<\/em>. Vitangelo finir\u00e0 in una casa di cura psichiatrica, dove rifletter\u00e0 sul suo destino, pensando (omaggio sicuramente a Leopardi) che non c\u2019\u00e8 nulla di meglio per l\u2019uomo che diventare sasso, farsi pietra, farsi pianta. Quindi non sentire pi\u00f9 nulla, non riflettere su nulla. Un essere vivente che si fa cosa, che sparisce. Qui abbiamo anche la manifestazione pi\u00f9 elevata dell\u2019Umorismo: il riso si verifica in quei momenti della vita in cui i legami logici tra le cose svaniscono. Se ci si ripensa, si vuole approfondire il motivo del proprio riso (e dunque dell\u2019insensatezza della ragione): tolta la maschera, eliminata la forma, l\u2019uomo \u00e8 quello che \u00e8, autentico. Ma l\u2019essere autentico fa paura agli altri, abituati a vivere e a catalogare la vita secondo rigide convenzioni di pensiero e di morale. Il riso spalanca la porta all\u2019autenticit\u00e0 (pensiero che Pirandello riprende dal filosofo francese Henri Bergson<\/a>, autore di un saggio dal titolo Il riso<\/em>).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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