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{"id":54851,"date":"2019-09-09T23:22:07","date_gmt":"2019-09-09T21:22:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.prever.edu.it\/comprever\/?p=54851"},"modified":"2019-09-09T23:35:35","modified_gmt":"2019-09-09T21:35:35","slug":"3-linfluenza-sulla-narrativa-contemporanea-dei-romanzi-veristi-mastro-don-gesualdo-di-giovanni-verga-1889-e-i-leoni-di-sicilia-di-stefania-auci-2019","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/preverprova.it\/comprever\/3-linfluenza-sulla-narrativa-contemporanea-dei-romanzi-veristi-mastro-don-gesualdo-di-giovanni-verga-1889-e-i-leoni-di-sicilia-di-stefania-auci-2019\/","title":{"rendered":"3-L\u2019influenza sulla narrativa contemporanea dei romanzi veristi: Mastro don Gesualdo di Giovanni Verga (1889) e I Leoni di Sicilia di Stefania Auci (2019)"},"content":{"rendered":"\n

Gesualdo, nel romanzo Mastro Don Gesualdo<\/em>, partecipa ad un\u2019asta in cui i notabili del paese si confrontano per capire chi sar\u00e0 il prossimo esattore delle gabella (una tassa) per tre terre comunali. Gli aristocratici non possono permettersi di aggiudicarsi quell\u2019appalto perch\u00e9 non hanno liquidit\u00e0, cio\u00e8 denaro, sufficiente. Invece Gesualdo s\u00ec. Anche lui, come Vincenzo Florio, glielo sbatte in faccia, senza complimenti, durante l\u2019asta pubblica, quando tutti possono vederlo e sentirlo: le monete che i nobili non hanno saputo conservare si sono trasferite nelle tasche di Gesualdo. Egli \u00e8 un parvenu<\/em>, un arricchito, un uomo partito dal nulla che sta diventando molto pi\u00f9 potente di tutta l\u2019antica societ\u00e0 siciliana:<\/p>\n\n\n\n

\u201cI giurati si agitavano sulle\nloro sedie quasi avessero la colica. Il canonico Lupi si alz\u00f2 di botto, e corse\na dire una parola all’orecchio di don Gesualdo, passandogli un braccio al collo.\n\u2015 Nossignore, \u2015 rispose ad alta voce costui. \u2015 Non ho di queste sciocchezze…\nFo i miei interessi, e nulla pi\u00f9. <\/p>\n\n\n\n

Nel pubblico che assisteva all’asta corse un mormor\u00eco. Tutti gli altri concorrenti si erano tirati indietro, sgomenti, cacciando fuori tanto di lingua. Allora si alz\u00f2 in piedi il baronello Rubiera, pettoruto, lisciandosi la barba scarsa, senza badare ai segni che gli faceva da lontano don Filippo, e lasci\u00f2 cadere la sua offerta, coll’aria addormentata di uno che non gliene importa nulla del denaro: \u2015 Cinque onze e sei!… Dico io!… \u2015 Per l’amor di Dio, \u2015 gli soffi\u00f2 nelle orecchie il notaro Neri tirandolo per la falda. \u2015 Signor barone, non facciamo pazzie!… \u2015 Cinque onze e sei! \u2015 replic\u00f2 il baronello senza dar retta, guardando in giro trionfante. \u2015 Cinque e quindici. Don Nin\u00ec si fece rosso, e apr\u00ec la bocca per replicare; ma il notaro gliela chiuse con la mano. Margarone stim\u00f2 giunto il momento di assumere l’aria presidenziale. \u2015 Don Gesualdo!… Qui non stiamo per scherzare!… Avrete denari… non dico di no… ma \u00e8 una bella somma… per uno che sino a ieri l’altro portava i sassi sulle spalle… sia detto senza offendervi… Onestamente… Guardami quel che sono, e non quello che fui dice il proverbio… Ma il comune vuole la sua garanzia. Pensateci bene!… Sono circa cinquecento salme… Fanno… fanno… \u2015 E si mise gli occhiali, scrivendo cifre sopra cifre. \u2015 So quello che fanno, \u2015 rispose ridendo mastro don Gesualdo. \u2015 Ci ho pensato portando i sassi sulle spalle… Ah! signor don Filippo, non sapete che soddisfazione, essere arrivato sin qui, faccia a faccia con vossignoria e con tutti questi altri padroni miei, a dire ciascuno le sue ragioni, e fare il suo interesse! Don Filippo pos\u00f2 gli occhiali sullo scartafaccio; volse un’occhiata stupefatta ai suoi colleghi a destra e a sinistra, e tacque rimminchionito. Nella folla che pigiavasi all’uscio nacque un tafferuglio. Mastro Nunzio Motta voleva entrare a ogni costo, e andare a mettere le mani addosso al suo figliuolo che buttava cos\u00ec i denari. Burgio stentava a frenarlo. Margarone suon\u00f2 il campanello per intimar silenzio. \u2015 Va bene!… va benissimo!… Ma intanto la legge dice…  Come seguitava a tartagliare, quella faccia gialla di Canali gli sugger\u00ec la risposta, fingendo di soffiarsi il naso. \u2015 Sicuro!… Chi garantisce per voi?… La legge dice… \u2015 Mi garantisco da me, \u2015 rispose don Gesualdo posando sulla scrivania un sacco di doppie che cav\u00f2 fuori dalla cacciatora. A quel suono tutti spalancarono gli occhi. Don Filippo ammutol\u00ec. \u2015 Signori miei!… \u2015 strill\u00f2 il barone Zacco rientrando infuriato. \u2015 Signori miei!… guardate un po’! a che siam giunti!… \u2015 Cinque e quindici! \u2015 replic\u00f2 don Gesualdo tirando un’altra presa. \u2015 Offro cinque onze e quindici tar\u00ec a salma per la gabella delle terre comunali. Continuate l’asta, signor don Filippo.\u201d <\/p>\n\n\n\n

L\u2019asta continua e il barone Rubiera cerca di portare via a Mastro don Gesualdo l\u2019appalto. Si impegna a pagarlo moltissimo, ma Gesualdo sa che \u00e8 privo di garanzie economiche e lo smaschera di fronte alla buona societ\u00e0. <\/p>\n\n\n\n

\u201c\u2015 L’ultima offerta per le terre del comune! A sei onze la salma!… Uno!… due!… \u2015 Un momento, signori miei! \u2015 interruppe don Gesualdo \u2015 Chi garantisce quest’ultima offerta? A quell’uscita rimasero tutti a bocca aperta Don Filippo apriva e chiudeva la sua senza trovar parola. Infine rispose: \u2015 L’offerta del barone Rubiera!… Eh? eh? \u2015 Sissignore. Chi garantisce pel barone Rubiera? Il notaro si gett\u00f2 su don Nin\u00ec che sembrava volesse fare un massacro. Peperito dimenavasi come l’avessero schiaffeggiato. Lo stesso canonico allib\u00ec. Margarone balbettava stralunato. \u2015 Chi garantisce pel barone Rubiera?… chi garantisce?… \u2015 A un tratto mut\u00f2 tono, volgendola in burla: \u2015 Chi garantisce pel barone Rubiera!… Ah! ah!… Oh bella! questa \u00e8 grossa! \u2015 E molti, al pari di lui, si tenevano i fianchi dalle risate. \u2015 Sissignore, \u2015 replic\u00f2 don Gesualdo imperturbabile. \u2015 Chi garantisce per lui? La roba \u00e8 di sua madre. A quelle parole cessarono le risate, e don Filippo ricominci\u00f2 a tartagliare. La gente si affollava sull’uscio come ad un teatro. Il canonico, che sembrava pi\u00f9 pallido sotto la barba di quattro giorni, tirava il suo compagno pel vestito. Il notaro era riuscito a cacciare il baronello contro il muro, mentre costui, in mezzo al baccano, vomitava: \u2015 Becco!… cuor contento!… redentore! \u2015 La parola del barone! \u2015 disse infine don Filippo. \u2015 La parola del barone Rubiera val pi\u00f9 delle vostre doppie!… don… don… \u2015 Don Filippo! \u2015 interruppe l’altro senza perdere la sua bella calma. \u2015 Ho qui dei testimoni per metter tutto nel verbale. \u2015 Va bene! Si metter\u00e0 tutto nel verbale!… Scrivete che il baronello Rubiera ha fatto l’offerta per incarico di sua madre!… \u2015 Benone! \u2015 aggiunse don Gesualdo. \u2015 Quand’\u00e8 cos\u00ec scrivete pure che offro sei onze e quindici a salma. \u2015 Pazzo! assassino! nemico di Dio! \u2015 si ud\u00ec gridare mastro Nunzio nella folla dell’altra sala\u201d <\/p>\n\n\n\n

La stessa scena, anche se ambientata da un notaio, si ripete in I leoni di Sicilia<\/em>. Vincenzo Florio<\/a>, ormai adulto e nel pieno della sua fortuna commerciale, inizia a prestare soldi a caro prezzo agli aristocratici sull\u2019orlo della bancarotta, togliendo loro le propriet\u00e0 economicamente pi\u00f9 promettenti. <\/p>\n\n\n\n

\u201cL\u2019uomo [il barone Mercurio Nasca di Montemaggiore] indica Vincenzo. \u201cNon mi ha lasciato scelta\u2026questo strozzino\u201d. La voce \u00e8 un distillato di rancore. Vincenzo sembra accorgersi di lui solo in quel momento. \u201cUno strozzino, io? Barone, non sono una congregazione di carit\u00e0\u201d.\u201cVoi state approfittando del mio stato d\u2019indigenza!\u201d Il Barone storce la bocca. \u201cMi state costringendo a svendere\u201d. \u201cNo signore, non mentite. Ho chiesto una settimana per valutare le vostre garanzie, e bene ho fatto perch\u00e9 ho scoperto che gli attrezzi dello stabilimento erano in condizioni pietose. Allora mi sono offerto di acquistare la vostra quota della tonnara per venirvi incontro. Per tutta risposta, voi mi avete chiesto il pagamento in contanti per tacitare i creditori. L\u2019avete avuto. E ora avete pure il coraggio di dire che non vi ho lasciato scelta?\u201d \u201cNon avete sangue nobile e si vede! Siete un individuo meschino e senza rispetto!\u201d [\u2026] Quell\u2019insulto brucia ancora, sempre. \u201cPotete ritirarvi, se lo credete\u201d, mormora Vincenzo, gelido. Nella stanza, il silenzio diventa pesante, spezzato solo dal ronzio della mosca [\u2026] Lo sanno tutti e il notaio Tamajo non fa eccezione: il barone \u00e8 rovinato. Ma sa pure che quell\u2019uomo \u00e8 orgoglioso come pochi.\u201dA voi la parola Signor Barone [\u2026] cosa scegliete?\u201d [\u2026] \u201cFirmate, per Dio\u201dsibila poi il barone, \u201cFirmate e sparite dalla mia vista\u201d. Vincenzo firma con uno svolazzo sotto la macchia d\u2019inchiostro [\u2026] Si avvicina al barone, accasciato sulla sedia, e gli fa cadere la borsa sulle gambe. L\u2019uomo non fa in tempo a prenderla e le monete cadono a terra, sparpagliandosi sul tappeto. Vincenzo Florio lascia la stanza mentre il barone Nasca di Montemaggiore, in ginocchio, sta raccogliendo il denaro dal pavimento.\u201d,<\/p>\n\n\n\n

Continua<\/a>…<\/p>\n\n\n\n

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