email-subscribers domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/fiispreq/public_html/comprever/wp-includes/functions.php on line 6121post-views-counter domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/fiispreq/public_html/comprever/wp-includes/functions.php on line 6121Quando si parla di letteratura, si pensa che ci\u00f2 che \u00e8\nantico sia inutile, o soltanto noioso, per i tempi in cui viviamo. Di solito\nnon \u00e8 mai cos\u00ec, quando si parla di capolavori. Chi scrive, di solito, lo fa\nispirandosi a grandi autori passati, alle loro idee migliori, ai loro valori.\nPer quanto utilizzi un linguaggio e una sintassi pi\u00f9 vicina a noi, la trama di\nun romanzo contemporaneo \u00e8 sovente imbevuta di riferimenti a chi lo ha\npreceduto. Lo si pu\u00f2 notare anche in due romanzi che, per data di composizione\ne uscita, sembrano appartenere a due mondi distinti. Sembrano, appunto.<\/p>\n\n\n\n
Uno dei romanzi pi\u00f9 classici della letteratura italiana del tardo Ottocento, Mastro Don Gesualdo<\/a><\/em>, secondo volume del \u201cCiclo dei vinti\u201d (elaborato da Giovanni Verga durante il periodo verista, tra il 1887 e il 1889, utilizzando a piene mani la lingua e la descrizione delle condizioni di vita del popolo siciliano), \u00e8 infatti servito come modello per uno dei best seller<\/em> dell\u2019estate 2019, I leoni di Sicilia<\/em>, romanzo storico che la docente e scrittrice siciliana Stefania Auci<\/a> ha dedicato alla saga della dinastia dei Florio (commercianti e viticoltori originari di Bagnara Calabra poi trasferitisi a Palermo). La storia di Mastro don Gesualdo \u00e8 quella di un arricchito. Nato da umili origini (era un muratore), egli inghiotte rabbia e umiliazioni per qualche tempo. Grazie alla sua intelligenza e capacit\u00e0 di osservazione, per\u00f2, riesce a fare fortuna; capisce infatti come il mondo dei nobili siciliani sia, subito dopo il periodo dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, costruito da una onorabilit\u00e0 di facciata e da una realt\u00e0 di povert\u00e0 sempre pi\u00f9 evidente. Per salire nella scala sociale, Gesualdo decide di contrarre matrimonio con Bianca Trao, ragazza chiacchierata per il suo legame amoroso con il cugino Nin\u00ec. Lei e la sua famiglia sono stati rovinati dalle eccessive spese e non hanno pi\u00f9 altra ricchezza del loro palazzo, cadente, e del loro titolo nobiliare, che sar\u00e0 portato in dote a Gesualdo come unica ricchezza superstite della famiglia Trao. Verga ci descrive la situazione in questa scena, ad inizio romanzo (notare soprattutto le parti in grassetto): <\/p>\n\n\n\n \u2015 S\u00ec, s\u00ec, \u2015 rispose questi sottovoce. \u2015 Il barone Zacco sta per vendere a minor prezzo. Per\u00f2 mastro-don Gesualdo ancora non ne sa nulla. \u2015 Ah! s’\u00e8 messo anche a fare il negoziante di grano, mastro-don Gesualdo? Non lo fa pi\u00f9 il muratore? \u2015 Fa un po’ di tutto, quel diavolo! Dicesi pure che vuol concorrere all’asta per la gabella delle terre comunali… La baronessa allora sgran\u00f2 gli occhi: \u2015 Le terre del cugino Zacco?… Le gabelle che da cinquant’anni si passano in mano di padre in figlio?… \u00c8 una bricconata! \u2015 Non dico di no; non dico di no. Oggi non si ha pi\u00f9 riguardo a nessuno. Dicono che chi ha pi\u00f9 denari, quello ha ragione<\/strong>… Allora si rivolse verso don Diego, con grande enfasi, pigliandosela coi tempi nuovi: \u2015 Adesso non c’\u00e8 altro Dio! Un galantuomo alle volte… oppure una ragazza ch’\u00e8 nata di buona famiglia… Ebbene non hanno fortuna! Invece uno venuto dal nulla… uno come mastro-don Gesualdo, per esempio!… Il canonico riprese a dire come in aria di mistero parlando piano con la baronessa e don Diego Trao sputacchiando di qua e di l\u00e0: \u2015 Ha la testa fine quel mastro-don Gesualdo! Si far\u00e0 ricco ve lo dico io! Sarebbe un marito eccellente per una ragazza a modo<\/strong>… come ce ne son tante che non hanno molta dote. Mastro Lio stavolta se ne andava davvero. \u2015 Dunque signora baronessa, posso venire a caricare il grano? \u2015 La baronessa, tornata di buon umore, rispose: \u2015 S\u00ec ma sapete come dice l’oste? Qui si mangia e qui si beve; senza denari non ci venire. \u2015 Pronti e contanti, signora baronessa. Grazie a Dio vedrete che saremo puntuali. \u2015 Se ve l’avevo detto! \u2015 esclam\u00f2 Giacalone ansando sul vaglio. \u2015 \u00c8 mastro-don Gesualdo! Il canonico fece un altro segno d’intelligenza alla baronessa, e dopo che Pirtuso se ne fu andato, le disse: \u2015 Sapete cosa ho pensato? di concorrere pure all’asta vossignoria, insieme a qualchedun altro… ci starei anch’io… \u2015 No, no, ho troppa carne al fuoco!… Poi non vorrei fare uno sgarbo al cugino Zacco! Sapete bene… Siamo nel mondo… Abbiamo bisogna alle volte l’uno dell’altro. \u2015 Intendo… mettere avanti un altro… mastro-don Gesualdo Motta, per esempio. Un capitaluccio lo ha; lo so di sicuro… Vossignoria darebbe l’appoggio del nome… Si potrebbe combinare una societ\u00e0 fra di noi tre…<\/p>\n\n\n\n